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a storia di Colapesce


Parlando della Sicilia non si può tralasciare la leggenda di Colapesce (illustrata da Renato Guttuso nella volta del Teatro Vittorio Emanuele II a Messina - foto accanto), o Nicola il pesce, o ancora, Colapisci, in Lingua Siciliana. Una storia narrata anche dal Pitrè, il più importante studioso di tradizioni popolari siciliane e ripresa anche da Benedetto Croce e composta in canto (pagina con il testo del brano musicale) da Otello Profazio, cantautore e cantastorie dialettale. lo stesso Pitrè definiva tale novella «tra le più conosciute, raccontata da secoli e secoli, e citata da scienziati e letterati, teologi e filosofi, storici e novellieri, prosatori e poeti…».
 

Giovane, aitante, ma ancora di più, vera forza della natura e del mare, Colapesce viveva a Messina, vicino Capo Peloro. Sul suo conto se ne sono dette di tutti i colori. Le storie si accavallano e ne esistono circa venti versioni, alcune anche dal napoletano. Stendhal traccia un'interpretazione tutta particolare che con un filo "mistico" lega la figura di Nicola con quella di san Nicola di Bari, protettore del mare e al dio greco Poseidone.

Gli elementi comuni di questi racconti sono che Colapesce aveva grandi abilità di nuotatore, riusciva a immergersi per lunghissimo tempo, quasi come un pesce. In alcune storie si dice addirittura che il fisico del giovane era "particolare", come quello di un mutante dei fumetti del XX secolo, disegnati nelle tavole della Casa americana Marvel: dita palmate, una pelle squamosa e forse anche delle branchie.

Una trasformazione che viene spiegata secondo una precisa versione dei racconti su Colapesce.

Il ragazzo aveva il vizio di riportare al mare il pesce pescato, tanto che una volta mentre il padre ritornava dalla pesca, in una delle ceste vide una murena ancora viva. La prese e corse a gettarla in mare. La madre lo rimproverò: «Tuo padre e i tuoi fratelli faticano per prendere il pesce e tu lo ributti nel mare! Peccato mortale è questo, buttare via la roba del Signore. Se tu non ti ravvedi, possa anche tu diventare pesce».

Non l'avesse mai detto! Il ragazzo iniziò pian piano a cambiare e a restare sempre più a lungo nel mare, aiutando spesso i naviganti e i pescatori quando c'erano da disincagliare delle reti o recuperare attrezzi.


Colapesce e l'Imperatore

Questa storia cerca di riprendere e unire alcuni elementi di diversi racconti.

 

Il giovane divenne famoso per le sue imprese. Attraversando i fondali marini, aveva visto strani ed enormi pesci, città che in un lontano passato erano state sommerse e, infine, caverne piene di tesori.

Poco alla volta portò l'intero carico di monete d'oro di un vascello affondato. Riusciva a fare lunghi viaggi nel mare facendosi ingoiare da pesci giganteschi: quando pensava di essere arrivato o se ne stufava, tagliava la pancia all'animale e ne veniva fuori.

I tentativi voluti dalla madre insieme ad alcuni religiosi di far tornare terrestre quel figlio così trasformato, non riuscirono a nulla.

Colapesce divenne così famoso che la sua storia venne alle orecchie dell'Imperatore Federico II (in altre versioni del racconto, invece, sarebbe Re Ruggero II di Sicilia). Il Sovrano si diresse verso Messina a bordo della sua galea. Giunto al largo di Capo Peloro, Colapesce fu ammesso alla sua presenza.

«Voglio esperimentare quello che sai fare – disse l'Imperatore – Adesso getterò questa coppa d'oro nel
mare e tu me la riporterai».

«Una cosa da niente, maestà» rispose Cola che si gettò subito fra le onde.
 

Dopo poco il giovane tornò a galla con la coppa d'oro nella mano destra. L'Imperatore fu cosi contento che regalò l'oggetto a Cola invitandolo a restare sulla nave.

Il Monarca sottopose il ragazzo ad altre due prove. Nella seconda gettò una una corona in punto particolarmente profondo. Proprio durante questa prova, Colapesce stette via a lungo e quando tornò, informò l'Imperatore di ciò che aveva visto negli abissi.

«Maestà, – disse – tre sono le colonne su cui poggia la nostra isola: due sono intatte e forti, l'altra
è vacillante, perché il fuoco la consuma, tra Catania e Messina.
 

Il sovrano volle sapere com'era fatto questo fuoco e pretese che il ragazzo gliene portasse un po'. Cola rispose che non poteva portar il fuoco nelle mani, ma il sovrano si sdegnò e minacciò di castigarlo ben bene.

«Confessalo, Cola, tu hai paura» disse Federico II.

«Io paura? – ribatté il giovane – Anche il fuoco vi porterò. Tanto, una volta o l'altra, bisogna ben
morire. Se vedrete salire alla superficie delle acque una macchia di sangue, vuol dire che non tornerò
più su».
 

Colapesce si gettò a capofitto nel mare e tutti, baroni e gente del popolo rimasero in attesa con trepidazione. Dopo una lunga attesa, comparve una macchia di sangue.
 

Il giovane disceso fino al fondo più buio del mare, non riapparve più.

Qualcuno sostiene che non è morto e che è rimasto negli abissi per salvare la Sicilia. Infatti il giovane durante la sua ultima immersione si era accorto che la terza colonna su cui poggia la Sicilia stava per crollare e la volle sostenere, cosi come la sostiene tuttora. Certo, ogni tanto si stanca. Ci si accorge di ciò quando ci sono terremoti nella zona dello Stretto di Messina: Colapesce, stanco di sorreggere sempre sulla stessa spalla la colonna di Capo Pelòro, la passa sull'altra spalla e in quel momento la terra trema.

 

Altri dicono che Colapesce tornerà in superficie quando fra gli uomini non vi sarà nessuno che soffra per dolore o per castigo.

 

La leggenda francese - La légende de Colà-pesce ou Nicolas l’homme poisson

Differisce dalle altre versioni perchè pone Re Ruggero II al posto di Federico II. La vicenda si sposta quindi in un'epoca più remota, con il Regno siciliano in consolidamento dopo la fine del dominio arabo a opera dell'Armata normanna comandata dal padre del Sovrano, il Gran Conte Ruggero.

 

Tutto si svolge sempre con il Monarca a bordo della sua galea comandata questa volta dal primo ammiraglio Giorgio d'Antioca e sempre al largo di Messina.

 

Avviene l'incontro fra i due, il Re e Colapesce, poi le prime due prove e il racconto del giovane al ritorno dalla sua seconda immersione: «La corrente è potente e molte volte ho creduto di non uscire più. Le ore passano e la distanza percorsa sembra non avere termine. Ed ecco che, dopo essere passata nei pressi dei primi due pilastri, la corrente mi trascina verso il terzo. Più avanzo e più si fa viva una luce stupefacente. Non ho mai visto ciò a tale profondità. Avvicinandosi la paura mi prende al ventre, poiché sono inesorabilmente aspirato verso questa luce che filtra con numerose fenditure al piede della colonna. E comprendo allora che si tratta della lava, quella che a volte giunge anche al vertice della nostra montagna facendo paura a tutti. Ed ecco che il vostro anello maestà scivola in una fenditura del pilastro e si insinua verso le profondità del fuoco eterno. Riesco a fermarmi alla meno peggio ed evito così di essere aspirato. Ma sento la pietra del pilastro che cede sotto i miei piedi. Poroso come è, è miracolo bello e buono che riesca ancora a sostenere qualcosa. Poiché, per ciò che ne ho visto, è pronto a crollare».

 

Poi il sacrificio, bisogna salvare la Sicilia dall'inabissamento. Il Re lancia la sua corona in mare. Colapesce guarda tutti e quella terra che saprà di non rivedere mai più, poi il tuffo.

Il ragazzo non tornerà più: «Non si evocherà più ufficialmente il nome di Cola Pesce. Ma tutti i Siciliani sanno e si trasmettono di generazione in generazione la loro verità. La Sicilia non è mai sprofondata perché un piccolo pescatore di Messina l'ha salvata, andando sostituire il pilastro difettoso, da qualche parte sotto Etna».

(vai alla pagina con il pagina con il testo del brano musicale su Colapesce composto da Otello Profazio)

Fonti

1 - Storie e racconti da Cola Pisci, Messina Città Eroica, Colapesce portale della letteratura siciliana

2 - Giuseppe Pitrè e la sua monografia con oltre 40 versioni della storia di Colapesce, oltre alle sue opere: Biblioteca delle tradizioni popolari siciliane; Fiabe, novelle e racconti popolari sicilani, anche in versione online da Libr@arsi Biblioteca Comunale Palermo (armarsi di pazienza: anche con connessioni Adsl i racconti si scaricano con lentezza)

3 - Fiabe italiane di Italo Calvino

4 - Santi, Banditi, Re, Fate e ... Odori. Miti, leggende, racconti siciliani e variopinti volume realizzato nell' A.S. 1995/96 da Angela Evola e Alunni II A della Scuola Media Statale "Elio Vittorini" di Messina


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