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ocalo, Dedalo e Minosse

Dedalo il grande architetto, inventore oltre che celebre scultore, due sovrani, Cocalo e Minosse, poi gli dei che si giocano degli uomini, i tanti stratagemmi, il dilemma della conchiglia e del filo, infine... affogare e bollire un grande Re per risolvere ogni problema.
Dedalo La Sicilia è stata terra dove si concluse una serie di eventi leggendari iniziati ad Atene, passati poi per Creta, momenti che videro per protagonisti Dedalo (Δαίδαλος), grande artista e e uomo d'ingegno, Re Minosse (Μίνως), sovrano cretese di grande fama e potenza, Re Cocalo (Κώκαλος), figlio del ciclope Biareo e sovrano dei sicani (Σικανοί) la cui capitale-fortezza Camico (Kamikos - Κάμικος), oggi, non è stata ancora individuata con certezza in nessun sito archeologico siciliano.

A condire questa storia, tensioni d'amore, d'amicizia, divinità indispettite, inganni e tragiche morti.
Certo è che ovunque sia passato Dedalo, l'architetto-artista si lasciò dietro una scia di sangue e di guai, la morte del nipote Talos, l’accoppiamento fra la Regina Pasifae con un toro, quindi la nascita del Minotauro e la sua successiva uccisione, l'altra morte quella del figlio di Dedalo, Icaro, a seguire l’assassinio conclusivo di Minosse e la guerra di Camico che i cretesi non vinsero non riuscendo a espugnare la città sicana.
A raccontare le vicende che ci interessano, grandi nomi del passato, Ovidio, Diodoro Siculo (libro IV della sua Biblioteca storica, capitoli 76 Dedalo ad Atene, 77 Dedalo a Creta, 78 Dedalo in Sicilia, 79 La morte di Minosse, il ritrovamento della sua tomba e il culto delle Meteres), Erodoto nel suo racconto dell'attacco dei cretesi di Minosse alla città di Camico (che rimase inespugnata), Pausania (Viaggio i Grecia, Libro VII, IV, 6).

L'inizio?

C'erano una volta... tori e vacche, ali di penne e cera, la fuga, l'astuzia, l'inganno, la tragedia

Dedalo fugge da Atene dove è ricercato perché sospettato dell'omicidio di un nipote: troppo geloso dell'estrema maestria del ragazzo, lo avrebbe fatto fuori.
Giunto a Creta, nell'ambito della Corte di Minosse, il personaggio si ritaglia un grande spazio grazie alla sua arte e intelligenza, ma finisce per infilarsi in una vicenda che definire complicata è ancora poco.

Minosse invoca Poseidone per avere un magnifico toro da immolare per un sacrificio divino. Il dio marino esaudisce il desiderio ma l’animale è così bello che lo stesso Minosse non se la sente di sacrificarlo, così fa uccidere un altro toro.
Poseidone se la lega al dito e con le sue proprietà divine influenza la mente e il cuore di Pasifae, moglie del Re di Creta, facendola innamorare perdutamente del magnifico toro che aveva concesso al Sovrano.

Dedalo, Pasifae e il simulacro in legno di una vaccaLa regina smania, vuole il toro a tutti i costi, così chiede aiuto a Dedalo il quale l'accontenta cacciandosi però in guai seri.

Grazie alla sua perfetta maestria, l'architetto e scultore costruisce un simulacro di vacca in legno, cavo all'interno e con un'apertura posteriore. Dentro ci si nasconde la regina Pasifae che assume una posizione tale da essere penetrata dal toro quando questo, invogliato dalla vacca-simulacro, la monta.

Da questa unione nasce però un mostro, il Minotauro. Così Dedalo deve costruire il labirinto per ordine di Minosse, in modo da imprigionarvi dentro la terribile creatura ed evitare che rimanga in giro con pericolo per la popolazione.

Il resto della celebre storia la si conosce già. Dedalo e il figlio Icaro vengono buttati nel labirinto perché hanno aiutato Teseo e Arianna a uccidere il Minotauro, poi la fuga di padre e figlio con le ali fatte di penne incollate con la cera, ma Icaro precipita perché alzandosi troppo in volo si avvicina al sole e il calore fa sciogliere la cera delle sue ali.

Dedalo sconsolato vede sprofondare il figlio in mare, le sue ali disfatte.

Plana vicino alla superficie del Mediterraneo e del Tirreno, giunge prima nell'area napoletana dove si ferma, poi si trasferisce in Sicilia, nella città sicana di Camico dove diviene amico del Re Cocalo.

La Sicilia all'epoca dei SicaniMa per Minosse la caccia non è finita, vuole catturare il fuggitivo Dedalo. Manda ovunque messaggi e lui stesso si muove utilizzando uno stratagemma: chiede la soluzione di un dilemma, far passare il filo tra le spire di una conchiglia spiraliforme. Sa che Dedalo conosce la soluzione del dilemma.

MinosseQuando Minosse approda in Sicilia e si incontra con Cocalo, il quesito viene posto anche al Re sicano. Ques'ultimo si fa aiutare, appunto, dall'amico Dedalo che attacca il filo a una formica e la introduce nella conchiglia al cui capo estremo ha posto una goccia di miele: la formica attratta dal liquido ambrato trascina con sé il filo ed esce dal buco alla sommità della conchiglia.
Cocalo è tionfante, ha dimostrato di saper risolvere l'enigma, però Minosse si infuria, capisce che dietro questa vittoria c'è Dedalo, così ne pretende la consegna immediata.

Ed ecco la tragica fine

Aspettando che Cocalo gli porti il fuggitivo, Minosse viene attratto da un invito delle tre figlie del sovrano siciliano: come rifiutare di andare con le giovani a farsi un bagno caldo nell'acqua termale delle sorgenti che sorgono in zona? No, non si può, così le segue pregustando la serata.
Ma non sarà il piacere ad attendere il Re cretese. Per lui è in serbo una morte orribile.

Le tre donne lo portano alla vasca, lo spogliano, lo adulano, lo allettano con piacevoli promesse e poi lo fanno immergere nell'acqua ben calda riuscendo a tenercelo dentro (forse troppo stordito da vini o altre sostanze?) mentre continuano a versare acqua sempre più bollente fino a ucciderlo.

Stufa di San Calogero complesso termale SciaccaUn'altra versione del racconto narra che le tre principesse versarono su Minosse della pece liquida e rovente uccidendolo così in modo ancora più orrendo. Comunque, le tre giovani nobildonne cercano subito di inventare una scusa plausibile, raccontano che il Re di Creta è scivolato finendo nel liquido mortalmente bollente.
Dedalo è salvo, Minosse è morto, la Corte di Camico riesce in questo modo a proteggere l'architetto-artista, ma arrivano le conseguenze del gesto omicida.

La spiegazione data sulla morte di Minosse non convince i cretesi che reagiscono e attaccano la fortezza di Camico: vogliono punire Cocalo, conquistarne il Regno espugnando la città. L'impresa però non riesce nonostante cinque anni di assedio. La cittadella fortificata progettata da Dedalo, al cui interno stanno al sicuro i vertici politici e il Tesoro Reale dei Sicani, si rivela imprendibile.

I cretesi, in disfatta per i ripetuti, infiniti e inutili attacchi portati alla città, sono rimasti anche senza navi. Si allontanano e in Sicilia fondano Minoa ricordando con questo nome il loro defunto Re Minosse.

 Come per tutte le leggende, c'è un fondo di verità che poggia su diverse storie riallacciate in un'unica narrazione, come è stato fatto, per esempio, da Diodoro Siculo.
I particolari dei diversi capitoli legano i singoli momenti in inequivocabili periodi storici diversi e distanti diversi secoli, dal XIII al VII secolo a.C. circa, ma il racconto è bello così com'è, risponde al gusto delle antiche avventure omeriche, si ammanta delle nebie di leggenda.
I luoghi sono oggi realmente individuabili in Sicilia o, almeno, le ipotesi sulle collocazioni geografiche appaiono più veritiere che mai, anche se ancora sono da verificare in maniera conclusiva.

Il confronto militare fra cretesi giunti in Sicilia e i Sicani, avvenne sul serio.

Al centro della contesa le aree minerarie preziose per lo zolfo e le vie della distribuzione del sale, oltre che delle saline. Guerra che vide strenue lotte per ottenere il dominio sul territorio del Kratas con la stazione termale dell’Alabon (Carabollace - Sciacca/Agrigento - la zona fu servita dall'ex linea ferroviaria a scartamento ridotto Castelvetrano-Porto Empedocle inaugurata nel 1962 e chiusa nel 1986) e le stufe vaporose del Monte Kronio, successivamente Monte San Calogero, a sette chilometri da Sciacca: qui oggi è visibile l'Antiquarium-Stufe di San Calogero, antico complesso termale e grotte di origine carsica. La "Stufa" (nell'ultima foto a lato di questa pagina) è una grotta di oltre nove metri di lunghezza per oltre quattro di larghezza e altrettanti in altezza. La leggenda narra che questo luogo sia stato scavato e preparato proprio da Dedalo per approfittare delle acque termali e sfruttarle, ambienti con temperatura interna fra i 36 e i 42 gradi centigradi... lì dove forse fu ucciso Minosse.

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