Sicilia e Partanna

a storia Grifeo in Sicilia è indissolubilmente legata al Feudo di Partanna che ne costituisce il nucleo originario nell'Isola. È una zona ricolma di testimonianze storiche per l'antichissima presenza umana. Il territorio del Comune vanta ritrovamenti del Paleolitico, anche all'interno della cittadina, riprova che questa regione del Trapanese, fra le valli dei fiumi Modione e Belice (gli antichi Hypsa e Selinus), è stata sempre utilizzata per insediamenti umani. In epoca medievale cominciò un nuovo sviluppo, proprio sotto la dominazione araba. Lo stesso nome Partanna ha origini parecchio antiche.

Alcuni sposano l’etimologia greca (da παρθένος o Parthenos, o ancora, Vergine).

Altri preferiscono quella araba (Barthannah, o Terra Sicura) in quanto già nel 989 nell’area era presente un casale, “Barthannah” appunto, inserito in un elenco di ventinove città (mudūn) della Sicilia, all’interno del “Kitab ‘ahsan ‘at taqasim” (Le divisioni più acconce a far conoscer bene i climi [della Terra]) scritto da Al-Muqaddasi, geografo e storiografo originario di Gerusalemme che visse alla fine del X secolo d.C. Non è l’unico esempio in Sicilia di città i cui nomi di oggi hanno chiare origini arabe (1. Alcuni esempi di nomi originariamente arabi)

Partanna, come tale, è comunque di origine greca o forse sicana e l’origine del nome si deve probabilmente alla sua collocazione tra due fiumi, per cui “part’amna”.

Con l’arrivo in Sicilia dell’armata normanna guidata dal Gran Conte Ruggero, i Grifeo fecero la loro parte nel combattere gli infedeli. Ci avevano provato ancora prima nel corso del primo tentativo di strappare l’isola agli arabi: Auripione I Grifeo con un centinaio di Candioti aveva già iniziato a fronteggiare i Saraceni sotto il comando del generale bizantino Giorgio Maniace (Gheorghios Maniakis, Macedonia 998 - Costantinopoli 1043) . I bizantini però non riuscirono nell’impresa, anche per i dissidi interni all’Impero, simili agli eterni conflitti dinastici e di interesse che hanno sempre caratterizzato la storia del dominio bizantino. Dissidi che nell’827 avevano favorito la stessa conquista araba della Sicilia (2. Le fasi della conquista saracena).

Decisiva quindi la partecipazione all’impresa del Gran Conte Ruggero, vittoriosa questa volta contro le armate musulmane.

Nel Castello Grifeo di Partanna, un affresco sul muro del salone principale ritrae l’episodio che diede origine all’intitolazione del Feudo: le immagini narrano l’episodio in cui Giovanni I Grifeo salvò il Gran Conte durante un duello contro il condottiero arabo Mogat (la stessa scena è ritratta nel gruppo scultoreo che sovrasta il frontale della Cattedrale di Mazara).

Sullo scudo di quell’antico avo della Famiglia raffigurato nell’affresco, sotto il simbolo araldico del Grifone, campeggia una scritta commemorativa. Si sottolinea come l’investitura ufficiale fu confermata successivamente, nel 1137, in favore di Giovanni II Grifeo ad opera di Re Ruggero II. Il titolo assegnato fu quello di Barone. Nel 1243 l’Imperatore Federico II confermò il titolo a Goffredo I, IV Barone di Partanna, per i suoi meriti di condottiero al fianco del Sovrano (3 - dal Dizionario Storico-Blasonico del 1886).

Quasi cinque secoli dopo, il 20 maggio 1628, Guglielmo Grifeo Ventimiglia assurse al rango di Principe grazie alla concessione di Re Filippo IV di Spagna. Partanna divenne così Principato e cittadina, annoverando più di diecimila abitanti.

Tradizionali titoli della Famiglia, anche quelli di Duca di Ciminna e di Floridia, il primo acquisito a fine 1500 e il secondo a fine 1700 insieme alla la Baronia delle quattro parti del Feudo della Cavalera e al territorio di Mandarado (grazie al matrimonio di Benedetto Maria III Grifeo con Lucia Migliaccio, Duchessa di Floridia).

Da aggiungere, dalla metà del 1300, la Baronia di Misirindino con privilegio e il titolo di Visconte di Galtellin (oggi Galtellì - in Sardegna) con investitura, concesse da Re Pietro IV d’Aragona per meriti militari a Benvenuto I Grifeo che al comando di un’armata marittima riportò il controllo del Re sulla Catalogna e sulla Sardegna. E ancora, il titolo di Duca di Gualtieri (Maritali Nominae), dal 1600 il Marchesato di Serradifalco, senza contare l’appartenenza a vari ordini cavallereschi a cominciare dalla Grandezza di Spagna di Prima Classe, il Real Ordine di San Ferdinando e del Merito, l’Ordine Costantiniano di San Giorgio, il Real Ordine Toscano del Merito e il Sacro e Militare Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro.

 E con i titoli nobiliari e cavallereschi è meglio fermarsi qui per non annoiare chi legge ed evitare l’impressione di dare sfoggio eccessivo, quindi poco elegante.

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