(1) – Durante l’invasione araba della Sicilia (Siqilliyya) dell’827 d. C. Marsala fu una delle prime città conquistate dall’armata al comando del Qādī di Qayrawān, Asad b. al-Furāt. Lo sbarco avvenne il 14 giugno 827 a Capo Granitola, vicino Mazara del Vallo. Il nome Marsala trae origine dall’antica forma in lingua araba Marsa ‘Alī, che sta per "porto di ‘Alī" o, secondo un’altra versione, Marsa Allāh, il "porto di Dio".

Enna era anticamente chiamata dai Saraceni, Kasr Jànna, o Qasr Yānī, da cui poi il nome Castrianni o Castrogiovanni che rimase alla città fino al 1926 quando Mussolini le assegnò il nome Enna, di origini ancora più antiche. Questo infatti si rifà alla denominazione che la cittadina aveva all'epoca dei Sicani, Ennaan e poi durante l'età della Magna Grecia e dell'Impero romano, Henna.

Si continua poi con Calascibetta, Qal'a al Xibet, riedificata dai saraceni come accampamento fortificato e di controllo contro la bizantina e non ancora conquistata Henna (il caso di Calascibetta è comune a tutte le cittadine che iniziano con lo stesso prefisso -per esempio, Caltagirone, Calatabiano e Calatafimi- tutte composte dal primo termine qal'a, "fortificazione" in arabo).

E ancora, Nicosia, per gli arabi, N.qushin. Oppure Misilmieri, dal IX all'XI secolo Manzil el Amir, "il casale dell'emiro".

La stessa Palermo ha il suo nome in forma araba. Fu designata capitale dell’isola al posto della città-fortezza Siracusa, vecchia capitale bizantina (conquistata dalle truppe musulmane il 21 maggio 878 con il massacro di 5.000 abitanti e la riduzione in schiavitù della restante popolazione).

Palermo era all’epoca Balarm, conosciuta come la città delle trecento moschee, ospitante la residenza dell’Emiro, capo dell'esercito e dell’amministrazione. Nella metropoli siculo-araba stavano anche le tirāz, i laboratori dove venivano tessute stoffe di grande pregio che lo stesso Emiro faceva creare per se, per i sudditi meritevoli e per farne dono alle ambascerie.

Tanti i fiumi siciliani ribattezzati dai saraceni e solo alcuni ne hanno conservato il ricordo nei nomi di oggi. Un esempio è il Wadi at Tin, traducibile in "fiume del fango", ora Dittaino. O l'Alcàntara che deriva da al-quanta, "il ponte" in arabo.

Per avere un'idea delle tante influenze linguistiche sul Siciliano, basta andare alle sezioni: "la lingua siciliana" - parte 1  e  parte 2 dove figurano le liste di vocaboli dall'arabo e da altre lingue, classificazione internazionale del Siciliano, altri nomi della geografia isolana di derivazione saracena.

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