eggenda, storia, verità, mitologia, tradizione orale e scritta. Nelle nebbie di secoli ormai lontani questi elementi si sono mescolati in qualcosa di indissolubile. Nessuna famiglia ormai ha la capacità di provare in maniera scientifica quali siano le proprie origini, quanto queste affondano in ere tanto remote. Rimane quindi la tradizione orale e tramandata per consuetudine nei documenti.

 Per i Grifeo di Partanna il fatto è particolarmente vero, visto che si parla di oltre 920 anni di storia nella sola Sicilia (Giovanni I fu il primo intorno al 1092, a ottenere il Privilegio che lo investì della baronia di Partanna, confermato ufficialmente nel 1137 a Giovanni II Grifeo da Re Ruggero II; nel 1243 seconda conferma data a Goffredo I Grifeo dall'Imperatore Federico II).

 Ma il principio di questa saga famigliare è ancora più distante.

 La tradizione vuole che la genesi della Famiglia risalga ad ancora prima della conquista normanna della Trinacria e della conseguente fine del dominio arabo. Quindi, tutto ha inizio prima della caduta di Noto nel 1091, ultimo baluardo musulmano in Sicilia, prima della resa degli arabi a Palermo nel 1072 e prima del febbraio 1061, momento dello sbarco del Gran Conte Ruggero d’Altavilla e della sua Armata normanna.

 Il punto d’origine starebbe nel cuore dell’Impero Bizantino, in un ramo secondario o, come è più corretto dire, "cadetto", della Famiglia imperiale dei Foca.

 Nessuna prova certa? Nessuna smentita comprovabile? La risposta è affermativa per tutte e due le domande.

 Il passo successivo è quindi quello di lasciarsi cullare dalla tradizione leggendaria, quasi favolistica, tanto appagante, è vero, quanto riempitiva di ciò che la scienza genealogica ha lasciato di inesplorato. Una sorta di “genealogia mitologica” come è stata definita da Giovanni Grimaldi, eccellente moderatore della sezione Ricerche Genealogiche nello splendido forum su Araldica e Genealogia “I nostri Avi” (spazio web voluto e curato dallo Iagi, l’Istituto Araldico Genealogico Italiano).

 D’altra parte, ci sono zone d’ombra che non potranno mai essere illuminate in pieno.

 Si dirà, “Così tutti potrebbero affermare di avere chissà quale passato!”.

 Univoca la risposta: forse qualcosa di vero, una briciola di realtà deve esserci quando testi su testi, volumi e pergamene ripetono continuamente, in varie forme, con maggiore o minore profusione di particolari, che l’origine dei Grifeo passa per il Bosforo e l’isola di Candia (l’antica Creta).

 Perché poi proprio su questa Famiglia ci dovrebbe essere un forte accanimento a indicarne origini bizantine? È vero, troppe coincidenze non fanno una prova, ma da tutto ciò si può scorgere un barlume di verità?

 Di certo non si può dire “ai posteri l’ardua sentenza”. Di tempo ne è già passato tanto e le clessidre hanno ruotato innumerevoli volte. La verità è ormai coperta da polvere secolare che, però, lascia distinguere ancora qualche forma.

 Rimane da citare il pensiero scritto di alcuni degli illustri gentiluomini del passato che si occuparono di genealogie illustri. Da “Il Blasone in Sicilia – Dizionario storico-araldico della Sicilia”, di V. Palizzolo Gravina, Barone di Ramione, Palermo 1871-75, Editori Visconti & Huber, Tipografia Ignazio Mirto:

 “Graffeo o Grifeo – Famiglia mobilissima e come dice il Minutoli, concordemente ad altri storici, trae sua origine dagl’Imperatori greci, vissuto avendo in Palermo con grande splendore, annoverandosi come la più antica famiglia siciliana perché trovata nobile dal conte Ruggiero, e posseditrice della terra di Partanna. E per tacere di una remota antichità, ci piace col Mugnos fermarci ad un Leone Foca (970), figlio di Bardafoca II, il quale dato l’ultimo crollo a’ Bulgari, e vinto in battaglia il loro signore e capitano Grifeo, ne prese il nome e l’arme. Fu per questo ch’ei ottenne dal greco Imperatore l’isola di Candia, e numerosi castelli. Da lui un Euripione Graffeo, che con una squadra di canditoti venne militando in Sicilia, unitamente a Maniace generale dell’armata greca contro i Saraceni, facendone orribil scempio”.

Il capitolo continua elencando alcuni dei Grifeo di Partanna che si sono succeduti da quel momento in poi, una lunga serie di nomi e di fatti che attraversano tutte le epoche (a).

(a) sull'origine greca e sulla discendenza Grifeo da Niceforo Foca, vedere anche "Historia Byzantina" di Charles Dû Fresne, Sieur Du Gange, Latetiae Parisiorum, 16 2 parte I, pagina 151

Vera autorità in materia l'Annuario della Nobiltà Italiana (edizione 1896), pone un punto fermo fra le nebbie della leggenda e fissa almeno l'inizio certo della storia in Sicilia. Spiega come "Questa Famiglia, detta anche Graffeo, è di antichissima origine, e i genealogisti hanno voluto farla derivare dagli imperatori greci. Certo è che la si trova feudataria in Sicilia dal 1130, nel qual anno vivea Ugo Graffeo, Stratigò di Messina, che intervenne all'incoronazione di Re Ruggiero il Normanno".Stemma Grifeo

A tutto questo c'è da aggiungere una leggenda tutta siciliana che giustificherebbe in un altro modo il nome e il simbolo araldico della Famiglia. Una storia, come risulterà leggendola, totalmente fantastica da vera leggenda. Il primo componente dei Grifeo, giunto in Sicilia con l’armata del Gran Conte, uccise un Grifone che infestava le campagne intorno Partanna. Da quel momento, quindi, l’inizio del cognome, dello stemma famigliare e l'intestazione del territorio appena liberato da quell'animale così pericoloso.

 Sin dai tempi più remoti lo stemma araldico Grifeo assume l’aspetto definitivo che verrà portato fino ad oggi, senza alcuna variazione, con un Grifone nero che sovrasta il tutto:

 “Troncato, Campo di oro, con tre sbarre d’azzurro, abbassate sotto una riga dello stesso (o una lista di nero), sormontata da un grifo di nero passante con la branca destra erta combattente. Mantello di velluto scarlatto”. Corona di principe. Motto: “Noli me tangere”.

Favola, leggenda o verità, era comunque tutto da raccontare.

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